Viaggiamo tanto, quasi tutti ormai. Viaggiamo persino troppo forse, figli del tempo del “tutto e ora”, andiamo avanti con una velocità che spesso ci fa sfuggire l'essenza delle cose, che è alla fine ciò che conta davvero. Vorrei aver viaggiato di più un tempo, ma non avevo tanto tempo a disposizione, fra un congresso e un altro. Dove è quel tramonto in Africa, dove avrei voluto ritornare, non ho mai fatto un vero viaggio con mio padre, ero troppo piccola per averne memoria interiore, ho portato mia madre a Venezia esterrefatta dalla bellezza di piazza San Marco, che ogni volta che ci sono tornata ho sempre ripensato con commozione alla sua espressione di gioia e di stupore. Per viaggiare spesso mi sono bastati dei bei libri, nella mia meravigliosa terrazza a mare a Salina, o in gommone nel tardo pomeriggio. E così ci sono luoghi che vivono nella mia memoria come fossero scrigni di tesori. Le sette meravigliose isole dell'OMAN le ho gustate sognando di tornarci per rigodere quel mare meraviglioso, l'India con il contrasto di colori e l'inebriante vista del Taj Mahal, ogni luogo in India vibra di spiritualità, dove ogni strada, ogni selciato, sembra portarti verso un frammento di eternità. E l'Egitto, i bambini sul Nilo che nuotano per pochi centesimi per prendere al volo pochi centesimi mentre noi siamo in Feluca, e poi le meraviglie faraoniche, dove io ho calpestato strade che anche loro hanno percorso, come la via di Marmo, stupefacente via ad Efeso, in Turchia, dove Cleopatra arrivava dal mare, calpestando la strada che anche io ho percorso, con emozione, con riguardo, con stupefacenza. E la meraviggliosa Gerusalemme, dove giovani soldati e soldatesse con i fucili in mano ti fanno paura, perchè troppo ragazzi per non farsi prendere dal panico e sparare, togliendo di mezzo vite umane. La Terra Santa, simbolo di terribili contraddizioni, ilMuseo dell'Olocausto a Tel Aviv, dove esci piangendo, terribile. Ma Istambul è la città che più ho amato, la mattina di Capodanno, subito dopo l'alba, mentre tutti dormivano, sul Ponte di Galata a godere dei colori magnifici e del silenzio, io sola a camminare, laddove la sera prima era un pullulare di venditori di mais da sgranocchiare, potrei più rifarlo, sola all'alba ad Istambul? Mi immagino che vago nel mondo e spero un giorno di potermi emozionare ancora davanti a cose stupefacenti che non ho ancora visto. Viaggiare è ciò che ti allunga la vita, vedere la spiaggia di Anse D'Argent alle Seychelles, sull'isola di Praslin, forse la spiaggia più bella del mondo, con le rocce e la sabbia fine, il mare cristallino, come camminare a piedi scalzi per tutta l'isola delle Maldive, con la spiaggia che si ritira, i luoghi legati al mare sono i più belli. E così la mia mente vaga fra ricordi e viaggi sognati, ora letti dalle pagine dei libri, come le campagne della Scozia, luoghi dei miei romanzi preferiti.
La libertà di poter conoscere il mondo, libertà di cui non ho goduto fino in fondo, e invece forse è l'unica cosa che mi resta davvero. Avrei dovuto dedicare più tempo.
Ma i viaggi li ho fatti molto attraverso i libri che ho letto, che mi hanno portato a Palermo, nelle tracce dei Florio, conoscendo una realtà che oggi non è più quella, a Janin, in Palestina, che purtroppo è ancora immagino sia così, o peggio, leggere è forse la forma più intima di libertà, ogni pagina ti permette di allargare gli orizzonti, verso pensieri e idee che altrimenti non avrei mai incontrato. È un modo per recuperare il tempo smarrito, per vivere mille vite in una sola.
In fondo, se cerchiamo dentro di noi sappiamo che ogni viaggio è un ritorno verso noi stessi. Ulisse ci ha insegnato quanto l’uomo sia destinato a sfidare sé stesso per vedere, conoscere, scoprire. Poi stanchi si anela il ritorno. E il posto dove ritorniamo è casa: ma dove è la mia casa non loso, mi manca il mio vero luogo fisico che sento assolutamente mio, dove il cuore trova riparo e dove ogni viaggio inizia e finisce.
